Nel panorama della sicurezza sul lavoro e della gestione dei cantieri temporanei o mobili, il rischio di caduta dall’alto continua a rappresentare la prima causa di infortunio con esito grave o mortale. Tra i punti critici di una copertura industriale o civile, i lucernari e i cupolini traslucidi costituiscono insidie spesso sottovalutate.
A fare chiarezza sugli aspetti tecnici e operativi è la Factsheet INAIL "La caduta dall'alto attraverso i lucernari", una scheda sintetica che analizza le dinamiche infortunistiche ricorrenti e individua nell'adozione dei Sistemi di Protezione Collettiva (DPC) la risposta primaria per la neutralizzazione del rischio.
In questo articolo analizzeremo le cause strutturali degli incidenti, la gerarchia delle misure di tutela prevista dal D.Lgs. 81/08 e metteremo a disposizione una check-list operativa in 4 fasi da utilizzare durante i sopralluoghi e la redazione del POS/PSC.
Le dinamiche d’infortunio: perché i lucernari cedono?
L'esperienza sul campo e i dati raccolti dal registro infortuni dell'INAIL mostrano come gli incidenti avvengano prevalentemente durante interventi di manutenzione ordinaria, pulizia, riparazione di tetti o installazione di impianti fotovoltaici.
Tre sono i fattori di rischio dominanti:
1. Invecchiamento dei materiali (Degrado UV): Elementi in policarbonato, vetroresina o plexiglas subiscono nel tempo un degrado foto-chimico che ne riduce drasticamente la resistenza meccanica. Una superficie che appare visivamente integra può cedere all'istante sotto il peso anche minimo di un operatore.
2. Effetto "trappola visiva": Polvere, deposito di fuliggine, accumuli di neve o fogliame mascherano il lucernario, facendolo assimilare alla parte strutturale e calpestabile della copertura.
3. Assenza di segregazione dell'area: Mancanza di delimitazioni fisiche primarie o di segnaletica di pericolo che prevengano l'avvicinamento non intenzionale alle zone fragili.
La gerarchia della prevenzione: la priorità dei DPC sui DPI
Il quadro normativo vigente (art. 15 e Titolo IV del D.Lgs. 81/08) impone un principio invalicabile: la protezione collettiva deve sempre prevalere sulla protezione individuale.
I dispositivi di protezione individuale (DPI anticaduta e imbracature) intervengono come misura complementare o residuale. L'adeguamento della copertura tramite DPC permanenti o provvisori è la scelta progettuale corretta.
Check-list operativa: la gestione del rischio sul campo
Come Coordinatore per la Sicurezza (CSE/CSP) e Consulente Tecnico, suggerisco di adottare questa procedura di controllo suddivisa in 4 macro-fasi prima di autorizzare qualsiasi accesso in quota.
Fase 1 — Analisi preliminare e valutazione dello stato dei luoghi
• [ ] Mappatura delle superfici fragili: Individuazione precisa di tutti i lucernari, lucernari evacuatori di fumo e calore (EFC) e cupolini presenti negli elaborati grafici e sul posto.
• [ ] Verifica dello stato di conservazione: Controllo del livello di degrado dei materiali traslucidi e della tenuta dei telai di fissaggio.
• [ ] Valutazione meteo e visibilità: Sospensione delle attività in caso di vento forte, ghiaccio, pioggia o presenza di neve che nasconda i punti di sfondamento.
• [ ] Pianificazione dei percorsi di camminamento: Tracciamento di accessi sicuri tramite passerelle rigide e ripartitrici di carico.
Fase 2 — Verifiche su attrezzature, DPC e DPI
• [ ] Verifica presenza DPC: Controllo di conformità delle griglie antisfondamento o presenza di parapetti perimetrali.
• [ ] Ispezione DPI di 3° Categoria: Verificati e revisionati imbracature (EN 361), cordini di trattenuta e assorbitori di energia.
• [ ] Punti di ancoraggio e linee vita: Integrità dei dispositivi di ancoraggio flessibili o rigidi (EN 795) certificati e revisionati.
• [ ] Dispositivi di protezione testa: Elmetti da cantiere con sottogola (EN 397 / EN 12492) per evitare lo scalzamento in caso di impatto.
Fase 3 — Prescrizioni operative durante la lavorazione
• [ ] Segregazione delle aree a rischio: Installazione di barriere rigide o catenelle rosse/bianche con adeguata cartellistica di avvertimento ("Superficie fragile - Divieto di calpestìo").
• [ ] Obbligo di utilizzo delle passerelle: Movimentazione esclusiva lungo le tavole di camminamento. È tassativamente vietato camminare o appoggiarsi direttamente sui lucernari.
• [ ] Aggancio continuo ai sistemi di trattenuta: Mantenimento dell'operatore sempre collegato al sistema di ancoraggio.
• [ ] Divieto di stoccaggio carichi: Nessun materiale o attrezzatura di cantiere deve essere depositato su lucernari o elementi di copertura non portanti.
Fase 4 — Chiusura del cantiere e ripristino
• [ ] Bonifica dell'area: Rifiuti, sfridi di lavorazione e minuteria devono essere rimossi per evitare il mascheramento di zone fragili.
• [ ] Collaudo finale e ripristino dei DPC: Riposizionamento e fissaggio di eventuali griglie o moduli di protezione temporanei mossi durante le operazioni.
Considerazioni finali dell'Ingegnere
La sicurezza sulle coperture industriali non si ottiene con la semplice consegna di un'imbracatura all'operaio. Richiede una progettazione preventiva integrata fin dalla fase di stesura del Fascicolo dell'Opera.
Rendere sicuri i lucernari mediante griglie antisfondamento o parapetti fissi significa eliminare il pericolo alla fonte, riducendo drasticamente la dipendenza dal fattore umano e garantendo la massima tutela per tutti i lavoratori che si susseguiranno nella vita dell'immobile.
— Ing. Francesco Badini